dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • 339 e non più

    Un bel numero, 339.

    339 poesie o quasi, forse qualcuna anche un commento, un pezzo. Oggi però è successo qualcosa che ha deciso per questo angolotto di web. 10 anni di Poesia, 2015-2025, una guerra achea, 339 pezzi.

    Dionisodromopoesia chiude.

    Da un bacio d’amore e gioia ai pochissimi che lo hanno seguito. A coloro che hanno commentato.

    Non ha parole per descrivere la sua gratitudine per Voi, “voi pochi, voi pochi felici”, parafrasando Shakespeare. Come non ci sono parole per spiegare perché se non l’amarezza di un gesto che ha conseguenze.

    31.10.25

    E le conseguenze sono che Dionisodromo chiude. E che non darò più poesia a nessuno, se non per una persona e gli animali.

  • Poiché

    Poiché chi cantò d'Itaca
    - meglio, se non forse secondo a Omero -,
    distribuiva privatamente i suoi versi
    ai pochi amici,

    con che coraggio posso io lagnarmi
    della mia fama?

  • Due Poesie per la mamma di un amico e i suoi antenati

    Poesie nate a Macugnaga, frazione Borca, nel secondo weekend di Agosto

    J8GAL31

    Non so se le Erinni
    o altre potenze
    femminili del mondo
    o invece benigne,
    Grazie o Ondine...
    ignoro se per protezione,
    difesa, desiderio
    di salvezza e cura
    esse l'abbian preso
    dall'acqua torbida, oscura
    che sotto il cielo
    ha distrutto
    e presso le nuvole
    sul pascolo...
    non conosco a chi debba
    il capotrave
    del fuoco, ora mio.

    Ma so che
    per legittimo destino
    quel legno antico
    mi ha dato un compito:
    vegliare con la fiamma
    tutto ciò che essa lega,
    difendere ciò che
    difende.

    ---

    Nella neve (una foto in Macugnaga)

    Tu hai una bella durezza
    e come procedi nel bianco
    è meraviglia,
    anche se la tua modestia
    cerca di nascondersi,
    ma quelle case, il traliccio,
    segni ombrosi e bruni
    del tuo mondo
    rivelano il contrasto,
    il tuo vero esistere:
    ci sono un respiro attento,
    una ostinata dolcezza
    in agguato
    nella tua figura
    in piedi
    nella neve.

    Macugnaga, 10 agosto 2025

  • Ho un amico. È strano

    Poesia a microfono aperto da Slam. Poetando in Appennino, 05 agosto 2025

    Ho un amico. È strano
    (lo dice anche lui di sé...)
    vive in una torre medievale
    e - mi assicura, con parole di rocker stranieri -
    che è la gloria della sua esistenza,
    con altre due realtà,
    perché:
    - «Er ist so jung
    und doch so alt» -
    che tradotto da noi vuol dire
    che è così giovane e così
    antica.

    Ho un amico. Uno strano,
    che ogni mattina allinea
    sui tavoli di casa
    centinaia di proiettili,
    di svariate forme e calibro, dimensione,
    caratteristiche e uso:
    come soldati, a centinaia, schierati
    perfettamente, riga per colonna,
    colonna per riga, in legioni
    luccicanti alla luce che invade
    dalle finestre,
    specie d'estate -
    giuro, forse io ho visto i suoi versi
    allineati in mezzo a quei proiettili.

    Ho un amico. È strano
    (lo sostiene anche lui!)
    ha il porto d'armi (credo)
    ma in mano mai gli ho visto
    qualcosa adeguato a quegli ordigni,
    comunque,
    anche se strascica e biascica continue
    maledizioni verso il genere umano
    e ogni semenza de' suoi simili,
    lui mi accoglie ogni mattina
    e mi fa fare sempre il girovisita
    ai suoi gatti sbudellati.
    Intendo che sono vivi e girano,
    e che lui, uno per uno, mi passa in rassegna
    i casi:
    quello, lo vedi, quello rosso,
    dei bastardi che spero di conoscere
    gli hanno fatto mangiare una moneta da due euro
    e gli hanno rotto le zampe...
    l'altra, l'orba, delle teste di cazzo l'hanno presa sotto la macchina
    e diobene, sì l'han portata a ricucire
    ma l'hanno abbandonata là,
    quell'altra esce dalla vivisezione
    - le hanno sparato e volt e ampere e ohm
    a fare la giostra nel suo corpo e in quel grumo
    di moccio che hanno i gatti in capo,
    e Ampere e Volt e Ohm
    a decine e centinaia, un fracco di volte
    continuamente e Ohm e Ampere e Volt,
    finché non l'hanno ridotta alla sbronza
    perenne da ubriaco.
    Il mio amico non piange
    tranne che quando mi racconta
    dei suoi animali morti,
    precisamente di come se ne sono
    andati
    - («Un vero uomo
    ha cura dei suoi estinti
    e li seppellisce o brucia
    da sé.») -
    ma quando me li mostra
    che girano nel cortile,
    gli escono, gutturali e polverose
    parole antiche:
    ἐρίβρομον
    εὐαστῆρα
    πρωτόγονον
    διφυῆ
    ... ἄμβροτε δαῖμον
    e allora sembra felice.

    Ho questo amico. Strano.
    (Ne è convinto anche lui)
    che mi dice, con la serietà
    che solo un bambino mette
    nelle sue fantasie;
    guardandomi dritto in faccia,
    negli occhi attraverso le punte
    delle ogive:
    «Attento, anche per te,
    un giorno,
    quel Dio luminoso
    verrà alla porta
    e giungerà!»

    Ho un amico.
    È strano.
  • Poetando in Appennino 2025 – Breviario Estivo

    La seguente poesia è nata al tavolo della cena durante la rassegna annuale “Poetando in Appennino” ed. 2025, presso la Pro Loco di Badi (comune di Castel di Casio, BO).

    BREVIARIO ESTIVO

    Direi che non mi pare il caso:
    porgere bombe con la destra
    e sganciar viveri con l'altra
    mano, la stessa che Hammurabi
    s'è infilato - saluto massonico -
    sotto veste.
    Quelle che scendono,
    se lei si cala, tenera, la mutandina
    su Only Fans, e poi i sudarî:
    tutto insieme! Fra le dita del dio-re
    come turbanti alle turbine attorcigliati
    quanto le condense - non
    chiamatele
    "scie chimiche". Sorridi. Ostia d'un boja
    Sorridi e scrolla. Credi che a qualcuno
    sopra l'algoritmo
    la tua rabbia importi?
    Credi che interessi
    a Putin, Zelenski e Bibi?
    O ancor più a chi li presenta
    presentarci, generoso,
    in offerta legale il Fight Club
    della Santa Estate 25?
    Questo - Benedicite -
    è il breviario d'oggi.

    ITE MISSA EST
    (F.D. e P.S.M. exeunt)
    «Hai litigato con la Preside per questo?»
    «Ma no. Chi vuoi che legga la poesia, a scuola, poi...»

    Badi, 05 agosto 2025


  • La notte e i tuoi antenati


    Alla sicura luce della lampada, o del nuovo
    giorno
    possiamo parlare, trovi?
    Nessuno ti giudicherà, per questo,
    e, certamente, non io. Quando
    sappiamo tutti che le tue crisi sono così
    oneste: ordinari attacchi d'ansia,
    ma - terribili -, sappiamo, che la faccia, e il respiro, e il fiato
    muoiono non oltre le narici, spiaccicati
    come facevano un tempo i moscerini
    sul vetro, al parabrezza, e in quei secondi
    non v'è uscita
    dall'assoluto regno della morte.


    Poi vediamo che hai ancora la forza
    e il coraggio ostinato, di aspettare
    il nemico, e all'invasore del muscolo
    cardiaco riesci, sorridente,
    a offrire il tè rosso delle tue gengive
    digrignate, e disponi con cura e dolcezza
    come a dei bambini,
    la merenda a quel mostro-moltitudine
    e contempli
    i tuoi antenati salire quella scala
    nella penombra - il gatto si presta per te
    a questa teatroterapia, inconsapevole e bestiale,
    ma provvidenziale.
    E allora pensi, ritornando in te,
    a come sarà quella sedia un segno
    del tuo elementare allontanarti,
    ultimo della fila,
    e non avrai chi in vece tua farà
    l'attesa.

    E torni al mondo,
    passata un'altra crisi.
  • MattarElla non è

    (dedicata al Dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana)

    MattarElla non è
    (al Dodicesimo Inquilino del Quirinale)

    Nell'Italia dei 19,8%
    di poveri, un abitante su cinque
    ovunque
    nell'Italia delle Periferie
    che ribollono come cassonetti
    al sole
    dentro cui frugano mani di anziani
    (nel 2025 le pensioni minime aumenteranno
    di soli 1,90 euro al mese,
    passando da
    614,77 euro
    a 616,67 euro mensili)
    Ella non è.

    Nell'Italia
    che rinuncia alle otturazioni
    alle terapie
    alle protesi e ai farmaci,
    agli esami
    del sangue, delle urine e delle feci
    dell'Italia,
    - quasi come un film di vampiri,
    ma vuoto di cose e di persone
    tranne che degli escreti,
    secreti
    e segreti -
    nell'Italia che ha
    la "fortuna"di entrare
    in ospedale,
    ciascuno di
    quasi due ogni quaranta
    - salvo quarantena -
    (subisce danni o conseguenze
    evitabili durante il trattamento ospedaliero:
    in ragione di 320.000 persone all'anno)
    e al di là delle buone intenzioni
    per infezioni
    contratte ove si opera
    seimila all'anno
    se ne vanno,
    in queste corsie
    di ospedali
    simili a groviera
    tra il passaggio del catetere
    e un'infermiera in scena,
    che ballava Jerusalema
    mentre toglievano stipendio e lavoro
    a chi educava i bambini
    dell'Italia,
    ma non agli assassini
    dei bambini
    già colpevoli provati in giudizio,
    Ella non è.

    Nell'Italia che lancia
    in aereo
    per mancanza di lavoro
    qualifica e manovalanza
    (decennio 2011-2023)
    mezzo milione di giovani
    tra 18 e 34 anni,
    quantificati in perdite
    di 134 miliardi di euro,
    e lascia
    dietro la scia
    (rigorosamente achimica)
    l'Italia cinica
    dei 76enni che scaricano lenzuola in albergo
    e crepano, tapini,
    a Montecatini,
    (l'ennesima morte bianca che più bianca
    non si può)
    a braccio braccetto con l'Italia degli stipendi d'oro
    - presidente di Cassazione,
    meglio di un re, o satrapo cinese:
    (dal primo gennaio 2022: 10.395 euro al mese, fonte:
    Corte Costituzionale: note al bilancio 2023) -
    o le partecipate
    mensilità di funzionari,
    altrettanto cospicue:
    (seimila netti mensili, più o meno
    in Leonardo Finmeccanica):
    Leonardo, dai, vinci!,
    Ella non è.

    Nell'Italia
    che quantifica
    i risarcimenti per una vita umana
    pari a quella di un
    cane
    - da caccia! -
    addestrato, si spera,
    o che incarcera
    Diego Montefiore
    aggredito
    e arrestato per una mai avvenuta
    rissa con parenti
    e carabinieri,
    in cella per quattro giorni
    a firma di un GIP
    convalidante arresto,
    che ignorava il reato
    non prevedesse
    per decreto di rinvio a giudizio per direttissima
    alcuna misura coercitiva
    per legge,
    risarcito con 820 euro dallo Stato
    dopo calunnie,
    arresto
    e vessazioni varie
    - fra cui l'Avvocatura del solito Stato
    ostativa al risarcimento
    (chiedete
    all'AIVM, se volete!),
    nell'Italia degli Uva,
    dei Marco Dimitri,
    dei Tortora,
    degli Ermes Mattielli,
    dei 34 anni per una sentenza
    risarcitoria,
    per un bambino di anni
    tre,
    scaraventato
    in aria,
    da un'auto,
    nella bara:
    il valore di un'altra auto,
    utilitaria - 13.0000 euro,
    listino alla mano;
    Ella non è.

    Nell'Italia
    dei Ponti Morandi
    delle Ustica
    dei Cermis
    di Viareggio, Crevalcore, Rometta Marea, Andria-Corato
    delle Thyssen-Krupp
    del Mottarone
    dal 2000, senza cercare antichi
    Vajont,
    nell'Italia delle vittime
    che fischiano i politici
    che gridano nelle aule
    che prendono mazzate
    che vedono archiviazioni
    prescrizioni
    ricusazioni
    allontanare la consolazione
    del giusto,
    nel niente,
    Ella non è.

    Ella, non è.
    Ella, non è.
    Ella che brinda col re, non è
    Il mio presidente.
  • Spiaggia

    [Dedicata a Mons. Paolo Giuglietti, Arcivescovo di Lucca]

    La sabbia nera
    non è veramente la stessa,
    ma il colore
    è una domanda vergognosa
    che si sa povera, e ultima parla.

    Tu, appoggia
    la palma, scegli pure una mano,
    dell’abitudine
    quella che è più calda, quando
    ti senti straniero, o solo.

    Ecco: mano e vuoto,
    la conca nella spiaggia
    l’impronta
    come un ladro che viene
    senza notte, abbagliano!

    Insieme, dentro
    un nuovo tepore sarà madre
    accogliente:
    nel diaframma di rena fuggiasca
    e di pelle, risuonerà l’angelo.

  • Scuolabus

    Mi sorprenderà la nebbia, senza
    occasioni che striscino sugli angoli,
    cinerea la traccia, intermittente
    coscienza…
    A questa circostanza in calendario
    sostengo una parvenza di controllo:
    sempre mi pare uguale il ponte, quando
    osservato il Serchio si distende
    rivelando se stesso, e la gentile
    esistenza del greto sotto l’acqua
    tradisce solamente la partita
    antica di erosioni e sedimenti.
    Sotto le luci spingo, accelerando
    torno al pedale, ma non
    rischio, non troppo; e – prudente alquanto –
    organizzo le pause del tachimetro
    nell’intervallo fra una tacca e l’altra.
    Zona Cinquanta, mi passa quello scuolabus:
    ora me lo terrò davanti tutto il tempo.

  • Brevissima – 玄関

    [Genkan - 玄関]

    Se ogni uomo ha un cuore, e ogni cuore è come una casa.
    Allora nel cuore di ogni uomo c'è un genkan.
    Chiedi il permesso, se oltrepassi.

    [ispiratami da un post di "Giappone. Il Respiro del Sole" - gruppo FB https://www.facebook.com/profile.php?id=100063930374246]
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