Accatastare legna, tagliata piccola
a misura di imbocco stufa,
mentre Tullia è morta (apprenderlo
dai social e tal combriccola
è norma), porta nel cortile un
ingombro già visto, di quando
in quando
ogni tanto simile
al riflesso di un pallone sonda.
O alla luce che scivola melata
sui parabrezza stanchi di tornare,
alle minute pietre sacre preziose
che l’acqua di condensa forma
sui metalli urbani, riflettendo
i semafori, le insegne,
non insegnandoti nulla
tranne che il tempo corre.
Non vedi e poi ti manca quasi
l’aria… pure ho appreso che uno
del mio paese si è
appeso.
E la notte ha già speso,
solo scendendo vaporata
queste gemme di luce.
Tutto mentre Scola, il gatto
evita i motociclisti
per un (suo) pelo,
e caracolla viva guizza
sulla proda.
Così anche a te
divino Ezra Weston Loomis
erigo rozze
pile di legna, memori
nella loro corteccia
non cerebrale, ma
vegetale
delle navi dei Greci, concave
sul mare, una pira non funebre
ma pronta a incendiare
il focolare.
Pound my october.
Così Ezra ti onoro, ricordando
chi muore ed è poco,
faccio vivere il fuoco
nella mia Torre.





