dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • Curatore di Poesie di Strada – Il Video

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    Video Poesie di Strada, IdrovolanteEdizioni 2020

    Sono Furio DETTI, scrittore, poeta e curatore e sono qui per presentarVi i due volumi frutto del concorso Poesie di Strada, tenuto nel 2020. Oltre 300 autori selezionati per i tipi di Idrovolante Edizioni in due volumi di antologia multigenere e multistile. #idrovolantedizioni2020 #poesia #furiodetti #therook

  • Preghiera di Novembre

    Invéstiti di nubi, orlo
    piegato e variabile, spigolo
    di monte, mio Montovolo:
    invéstiti di nubi. È un sudore
    di cervi che insidia le mappe
    umane e le certezze,
    è nel vapore vortice di foglie
    nell’offesa dei pigmenti
    nel tacere dei frutti oberati
    fradici, maturi fino all’abuso,
    nella dura scorza avorio
    di castagne, nel mallo negro
    fattosi noce,
    è questa voce,
    che si fa verso, e il verso tono
    d’acque superne, rombo
    di una fonte sottratta
    nel buio
    ove i miei calcagni si disfanno.

  • Curatore di “Poesie di Strada”

    by

    #furiodetti

    #curatore

    #idrovolanteedizioni2020

    #poesiedistrada

    Con gioia e orgoglio, quando il tuo Editore, ti manda l’ultima fatica dai torchi di stampa…

  • Ceridwen – di Luis Balocchi

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    Oggi ho deciso di ospitare in questo blog una poesia non mia, ma di Luis BALOCCHI. Una splendida poesia propostaci oggi nel giorno di Ognissanti.

    CERIDWEN

    Che dire della fame che ci danna? 
    I fuochi giù a Tesinn (1), le foglie; 
    la pelle: la tua, così simile alla mia. 
    Ancora non sapevo de la fine 
    dell’estate; ne l’amour, cercavo 
    fioritura. Allora, mi mostravi 
    il sesso delle streghe, del fiore  
    che sboccia nei dubbi dell’inverno. 
    In del caldar (2), ora rimesto un brodo 
    di sangue, gambe, muscoli, labbra. 
    Così, giuravi, rinascono i morti.

    1. Ticino    2. pentolone

  • Dedica e I

    Dedica

    Poiché ho salvezza nel minuto,
    nella montagna che si offre
    pilastro al cielo, co’ suoi
    alberi e nell’equa, imperturbata
    mobilissima vita che non privilegia
    passione
    ma tutto esprime.
    Tutto manifesta.

    I

    Finalmente in me
    muore la strada
    terminato il ripetersi
    dei doveri e degli uomini.
    Infine godo, dell'oro
    eterno di questa morte
    che torna - benedetta -,
    al volgere dei meriggi,
    al recapito amato.
    Tu, fratello, tu sorella,
    forse sai, forse più di me
    se un moto trema
    sottopelle e m'ascolti
    e questo dire riverbera
    il tuo sentire.
    
    E, prima di conoscermi,
    t'accora.
    
    
  • Proposito

    Coloro che sono al vento,
    a cui il freddo morde le ossa
    se innocenti
    vengano
    al mio tetto.
    Come potrò io li proteggerò
    perché questa è la via degli Déi.

    Non per ricompensa
    o retribuzione
    ma per nobiltà
    che nasce da giustizia
    Io darò loro rifugio
    nel nome di Odino e degl Aesir,
    nel nome dei Vanir
    e nel nome di tutto ciò che abita i Nove Mondi.

    Poiché persino gli innumeri
    spaventosi mostri
    e i tremendi giganti
    rovina degli Uomini
    hanno ricevuto
    un luogo.

  • Campo di Forza

    L’uomo che mente in televisione
    è mosso dal medesimo potere
    che scatta nelle catene dei cancelli,
    così l’innumerevole abuso
    sale sui lampioni, si arrampica lungo
    le diagonali dei tetti, i colmi e le grondaie;
    questo è mentre osservi il tuo
    braccio, da sveglio, dentro il letto
    che sembra una tibia mite di defunto,
    bluastra e divenuta monda
    con la sua testa d’osso e il fusto;
    questo è mentre ti chiedi cosa
    tenda i guinzagli dei cani, oltre 
    ai cani e ai padroni e a cosa serva
    la catena dei battiti e respiri.
    Sai che la chiami catena,
    come s’usa in prigione e questo
    potrà dirti qualcosa sul segreto
    che accende i filamenti delle luci
    e tiene le antenne del 5G deste
    eternamente. Non sono cherubini
    e neanche demoni, sin quelli pure
    frutto di provvidenza e amor celeste.
    Sono peggio. Peggio peggio che i mostri
    accumulati nelle icone dei Santi,
    sono peggio forse che i soldati
    in marcia per immergersi nel fumo
    nella combustione in pentrite.
    Sono una condanna fluida
    una proprietà dello spazio,
    direbbe un fisico, come il campo
    elettromagnetico
    o l’onda gravitazionale.
    Pervadono i minuti di gioia e avvelenano
    pian piano
    persino le mie ore,
    mentre mi chiedo come te
    quando finirà questo dono
    e se la felicità raggiunta,
    sia immeritata e quanto.


  • Le Ossa dei Trakl

    Prodromo

    Oggi ho letto le vite dei giovanissimi e suicidi fratelli Trakl. Lui, Georg, poeta e soldato; Lei, Grete, musicista di talento. Sempre oggi uno dei nostri ex Capi del Governo si permette di dire: “Gli insegnanti devono tornare a lavorare, visto che lo hanno fatto i netturbini”.

    Oggi vi osservo, più stanco
    del solito, forse meno allegro
    nel mio stato,
    fratelli: due, cari alle Muse
    ma infelici al fato. Tra un farinoso
    vapore d’insetti come riflessa
    immagine di vergine
    su una pigra polla
    d’acquitrini inverditi, ignoranti e felici
    più di ciascuno, certo: la tua fronte,
    lo sguardo duro, uscito
    da un’anfora greca, infranta
    di irrimediata antichità,
    mi osserva, bella e violata,
    e – morto – non può
    vedermi ricambiare.
    E lui, più luminoso, Apollo,
    ma da qualcosa di fermo nella bocca
    e amarissimo, con la balestra acuta,
    il vertice di lancia
    dei sopraccigli e due occhi come
    bestie inseguite e vigili, vive,
    più vive del mio giorno
    ancora adesso
    mi esaltano, incoraggiano.
    Le ossa di ambedue sbiancano ancora
    e nulla più sotto la terra a Stahnsdorf
    e a Mühlau, a muoverle più nulla,
    e i vostri corpi divorati come carta
    dai vermi, a me sono presenti
    in modo che non posso dire.

    Considerati voi, le ossa, i resti
    che urne furono e che cosa
    vi serbò il sole dei vivi e cosa
    di verbo e di bellezza fu nel vostro
    respiro, brevissimo, guardate noi
    ora, vi prego, vi scongiuro, resti:
    a ricevere ordini da idioti
    farabutti imbecilli,
    come stiamo.
    Se non dovremmo
    uscire per le vie stridendo
    e dare fuoco a tutto.

  • 120 volte Dinamite

    A Friedrich Nietzsche, nel 120esimo anniversario della sua scomparsa.

    Vogliamo la dinamite,
    vogliamo la gerarchia
    vogliamo l’aristocrazia
    vogliamo uccidere il livellamento
    e l’uguaglianza,
    vogliamo abissi e
    martelli
    vogliamo distruggere
    ogni genere malriuscito
    di esistenza, ogni cosa
    inferiore
    al Superuomo.

  • Fiore c’è

    Una poesia nata da una foto e una storia del regista Dino VIANI

    FIORE C’È

    Esistere non è semplicemente
    un cartello, o un modo
    più gentile di dirti “Attento al cane”,
    ma se vuoi stare da una parte
    stai con l’uomo semplice, che ha
    un recinto e dei campi e sacro
    il dovere d’ospitalità.
    Che si accompagna a volte
    come ai tempi d’Omero
    a un muro più bruciato, al calcinato
    segno squadrato
    dei cortili, in cui rimbalza
    profugo il mormorio marino
    e la spuma d’onda è un esploso
    fiorire d’aglio; e a volte
    s’accompagna ai cani e al frinire
    elettrico di una povera
    radio,
    posata su un sasso
    mentre aspetta le mani.

    Qui accredito il gentile Dino Viani che mi ha regalato lo spunto e la materia viva per lavorare a una poesia. Scatta foto splendide e narra (filmando) splendide storie.

    Se volete fate un salto sul suo profilo FB.

    https://www.facebook.com/dino.viani

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