dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • A WP

    A Wilhelm Priem, uomo, combattente, valoroso.

    Onore a te giovane,
    onore alla tua attesa, al momento,
    alla fibra, ai muscoli.
    Onore allo sporco che incorona
    i tuoi capelli e la polvere
    che sanguina,
    più delle ferite.
    Segni e cicatrici che sembrano
    stendardi
    di un esercito fratello
    nel buio, occhi come torce, lampi,
    di un’avanguardia che salva
    nella notte.

  • La Torre e Akamon “scendono” al Mulino Cati

    Una serata con aperitivo poetico all’Ecomuseo Camugnanese grazie al Gruppo Studi Cesare Mattei

    Ho il piacere di ringraziare il Gruppo Studi Cesare Mattei, concessionario del Mulino Cati e dell’Ecomuseo Camugnanese diffuso sul territorio, e il Comune di Camugnano nella persona di Antonio Veduti, per avermi permesso di intrattenere il pubblico, che ha gemito l’aia del Mulino Cati, con la mia ultima pubblicazione Akamon. La porta rossa, Le Mezzelane 2019.

    Un “parlar nell’aia” come usava durante le giornate di trebbiatura e dopo i grandi lavori agricoli, una conversazione sull’attualità della poesia come filtro e come memoria del territorio.

    Akamon dopo la presentazione al SalTo2019 e a Lucca Comics&Games2019, torna nel segno della Torre sul suo territorio d’adozione, per raccontare il piacere di attraversare culture e sentimenti differenti, pure tanto umani, per descrivere le mille variabili dell’esistenza e la gioia del viaggio come attraversamento. Nel segno dell’ironia e della convivialità.

    Un grazie ancora al Gruppo Studi Cesare Mattei, al Comune di Camugnano, alla mia amata “cameragoose” dei video, al pubblico e alla felice vita quassù fra la “bella gente d’Appennino” come direbbe Ferretti.

  • haiku

    Un haiku per il regista D.R. e sua moglie, innamorati in Giappone.

    Luna di miele / il tuo il mio odore / sul futon steso.

  • Isz – TAKIS

    Un uomo, lavorante in una discoteca di Creta, Theoklitos Proestakis, detto Takis, esce ogni mattina all’alba dopo il lavoro e nota diversi cani malridotti, scopre che nelle discariche presso la discoteca si trovano cuccioli malati. Ne ha cura. Dopo poco tempo capisce questa iniziativa non basta, gli animali in stato di grave necessità sono troppi. Se ne occupa, li salva. Adesso però chi si è girato dall’altra parte e non ha fatto nulla si sveglia e afferma che i cani possono essere un pericolo. Takis compra un appezzamento sul posto, vende i suoi beni e costruisce un rifugio. Oggi aspetta l’aiuto di veri uomini come lui e non come gran parte dei suoi concittadini cretesi.

    La storia completa:

    https://www.ohga.it/takis-luomo-che-dedica-la-sua-vita-a-salvare-i-cani-della-discarica-di-creta/p6/

    TAKIS

    Tu mi domandi se l’oblio o l’orco
    che può ogni cosa sui mortali vinca
    d’Omero i versi, o se non sian solo
    parole fredde quai monili o resti
    nella sabbia infreddata dalla notte;

    Ἄργον δ᾽ αὖ κατὰ μοῖρ᾽ ἔλαβεν μέλανος θανάτοιο,
    αὐτίκ᾽ ἰδόντ᾽ Ὀδυσῆα ἐεικοστῷ ἐνιαυτῷ.

    e io, oggi, rispondo:
    Ulisse e Argo, eccoli, son vivi!

  • SERA

    Le tue mani profonde,
    liquide, sera: più vive
    dei morti, meno invadenti
    dei vivi, io sento con dolcezza
    e mestizia. Con un torpido
    pieno
    amore ti sento
    e tu mi tocchi
    della luce gialla lanciata
    dai lampioni sul mio
    corpo di un tempo,
    sopra i ragazzi sul monte
    d’estate, presso la grande
    macchina del fieno.
    Dico: così bello è forse
    andarsene, o non difficile
    se l’indaco confonde
    e fa di questa torre
    solo una quinta, immagine
    di balsa, scenografia,
    vapore, idolo, tanto che
    solo il prospetto afferma
    il nostro peso e l’architettura
    dei nervi e la massa
    della carne, come le pietre
    si falsa.
    Di quante cose trasparenti
    sul fondo d’aria, in un respiro
    di bolle sotto i sassi nei torrenti,
    dei versi delle bestie
    silvane, – i quali come foglie
    si muovono nel buio e fanno il suono
    di un vestito riposto
    per sempre in un armadio –
    di lenzuola piegate, mi rivesti
    o sera.
    Di quante cose tristi
    e materne mi invadi.
    Di quanta insoddisfatta pena
    mi ricolmi, o sera.

  • Sotto costellazioni

    Poesia in memoria del Prof. Graziano BACCOLINI, chimico e etruscologo per amore, amico dell’Archivio Cesare Mattei e grande conoscitore delle terre di Montovolo, toltoci dal COVID19 il 16 aprile 2020.

    SOTTO COSTELLAZIONI

    Ho un viaggio da fare,
    vedete: già il sole scalda l’estremo lembo
    del deserto, come la luna fredda ha seminato
    diamanti d’acqua sull’erba, io
    per il mio caldo, il mio freddo,
    chiedo a voi il sostegno del viandante
    e le ombre dei vostri visi
    quando mi addormenterò sotto
    costellazioni mai viste,
    stelle diverse in qualche cosa.

  • Falerii Novi

    by

    Una poesia suggeritami da una scoperta archeologica (link in calce).

    FALERII NOVI

    C’è una città invisibile ai topi
    e non ho bisogno di Calvino
    per intuirla nell’oscurità.
    C’è una città seppellita dalle mani
    becchine del legname, dell’erba,
    degli alveoli intrecciati delle foglie,
    e dei sassi che si confessano
    i nostri peccati: è così diversa,
    oh così diversa…
    Non sente più il frangersi
    dei grandi pani quadrati,
    il fiato del bestiame e il menstruo
    delle fanciulle, o il crepitio
    di cuoio e cinghie, o piedi
    scalzi, come quelli dei nostri
    nonni. Non ha più un vento tiepido
    e affranto che le mormori
    una preghiera da madre arrochita
    sul telaio o lavandaia,
    non ha neanche le percosse
    dei padri e il loro abbraccio
    parco, trito di terra e polvere.
    Non ha quel che noi abbiamo di troppo
    e differente: cataste di rifiuti,
    monnezza ultima e rancore.
    Dorme il sogno di un dio
    il cui nome nessuno più pronuncia,
    offre la sua denuncia
    d’amore
    ai campi di guazza, al singhiozzo
    del trattore diesel, al mesto e
    disonesto rumore dei parcheggi,
    al riverbero delle autostrade
    e al sole di una nazione
    più sola.

    #cantilongobardi

    Falerii Novi: scoperta col Radar un’intera città

  • Calvario di Primavera

    Eccole, le nebbie rallentate
    di rami indecisi alla stagione,
    pencolanti e pure forti nel midollo
    o schiusi sui numi del mattino:
    io le umide foglie vedo e quasi conto
    sostando dietro un filtro freddo.
    In tale devozione m’imprigiono?
    Se ostile ai padri o agli uteri
    sfioriti, ricettivi per le grida
    trascorse, tornate? Ah incaute
    tenebre, a che stringete l’ore
    affrante, residue, crocefisse di
    chiodi avvelenati, carni redente
    di Maddalene, di unguenti mortuari
    e come ossa sotto negra fangaia
    trascinata da piedi nei plotoni?
    Mi ricordate sinedrî di assassini,
    le loro sante, candide falangi
    consegnate alla fede. INRI trascrissero
    sul mite agnello che pascolò la folla
    stolida e sempre appresso ai parassiti
    ai pubblicani, i maledetti storpi,
    ai lebbrosi lavati. Ora, sanguina! Ed è giorno.

    Rio di Verzuno, 20 aprile 2020

  • 90

    poesia #majakowskij

    90

    90 quasi 100 ottani di furore
    tu ci hai insegnato, noi pessimi
    alunni, pessimi indolenti e stupidi.
    Rimedieremo?
    Media fra 85 e 95, perfetta, per la benzina
    che è il sangue nel circuito
    delle Molotov. Noi indegni
    maestri, stolidi e vergognosi
    imbecilli.
    Non meritiamo quel sangue,
    né quel libero colpo di pistola
    che spalancò un rosaio di comete
    sulla tua bella fronte,
    partendo dal pozzo vivo
    del tuo muscolo rosso.
    “Non è una soluzione (non la consiglio)”
    è una risoluzione però,
    non da coniglio
    e siamo pari – Tu – solo tu
    gigante puoi dirlo, noi
    nani deformi, aborti malvenuti
    non osiamo neanche sperare…
    Tu alla vita nella vita per la vita
    pari e fra eguali, migliore.
    Per questo la detonazione
    al calibro del tuo spirito
    di petto presa, di petto impressa
    impresa è stella ancora
    sulla linea di guida.
    90 quanti anni? Pochi,
    Tu sei ancora voce,
    noi gnomi rochi.

    A Vladimir Vladimirovic Majakowskij nel novantennale della sua scomparsa.
    Alcuni ricordano i mercenari.
    Io preferisco ricordarmi i veri uomini che sanno davvero vivere, davvero morire.

  • Esodo

    Una poesia per questa festa

    Perché abbiamo attraversato
    questo fiume con vesti
    diverse, e differenti cure,
    preoccupazioni che si somigliano
    comunque,
    tanto quanto sembrano gli stessi
    i volti dei passeggeri in un vagone
    o sul battello; perché ci è successo
    quanto raccontiamo,
    ciò che ricorderemo,
    guardando indietro alle colline
    dei caduti, e alla valanga
    dei vivi, io vi raccomando
    una vigile coscienza, una ferma
    onesta dignità, simile a quella
    dei migliori padri
    della nostra Nazione.

    Io vi ricordo che siamo ancora
    distanti da una riva, ma verrà
    l’ora in cui il piede affaticato
    calcherà l’erba dell’approdo
    e sarà sabbia umida il sopraggiunto
    giorno, giungerà
    la nuova frontiera marcata
    da un fiume di pericolo
    alle spalle, e boschi e città
    e prati innanzi alle vostre umiltà,
    al mestiere di ognuno, alla rivolta
    che nutrirete in cuore col bisogno
    e la necessità del fermarsi
    in terre sconosciute
    anche se sono le vie eguali,
    le medesime stanze, le strade
    che vi videro ragazzi e ora
    uomini e donne: non la pelle
    della vostra esperienza,
    ma il cuore sia sonante e vi rammenti
    il fiume attraversato.

    Siate coraggiosi e esperti
    come siete ora,
    come io vi vedo, uomini
    donne, ragazzi, bambine,
    e animali insieme. Rammentate
    il dovere di aver visto e saputo.
    Siate pronti a una determinata
    incrollabile ira dei gusti
    e rivendicate con diritto
    e nobiltà umana il pane,
    il dolore, la gioia, il fuoco,
    la presenza e la vita
    che avrete ancora per tempo, sorte,
    volontà e ragione,
    attraversato il fiume.

    Con un omaggio sentito a Whalt Whitman e allo spirito delle sue Poesie

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