dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • La Poesia (Brechtiana I)

    La Poesia ha mani fragili, eppure
    sa infilare le dita fra le fiamme
    e non teme se al polso la circonda
    un monile di ghiacci notturni:
    la Poesia ha mani in grado
    di vedere, parlare, e se le cavassero
    gli occhi, saprebbe
    lo stesso.
    Diventa pericolosa soprattutto
    quando soppesa nella destra il sangue
    dei bambini, di animali innocenti,
    e la sinistra palma regge
    la farabuttaggine grassa oleosa
    dei leccapiedi
    Lì, quando incespica,
    oscilla,
    trema,
    si piega
    come una bilancia
    di carne, è lì che dovete aver paura
    di questa donnetta dalle braccia deboli,
    perché e i suoi muscoli
    non conoscono stanchezza,
    perché la sua misura
    è più eterna della Giustizia.
  • Domani

    Avete insultato gli Déi.
    Canterò senza fermarmi
    Quando brucerete.

    (Pian di Venola, Marzabotto - 7 settembre)
  • Frammento 002


    Oh, grumi di istanti!
    Siete l'eco di colpi di zoccoli
    su una strada in salita
    dopo la pioggia.
    E una voce, quasi familiare,
    si perde oltre il recinto
    del giardino.
  • Mors ridens

    Morte, tu sembri ridere
    sempre.
    Ma per ridere,
    per baciare,
    ci vogliono le labbra.
  • La Tentazione del Paradiso


    Sperare a ogni costo che sia eterno
    senza sosta, immutabile, a se stesso uguale
    il giorno, la sua luminosità di acqua
    trasparente e fresca,
    intrecciata di promesse, poi sapere
    sentire – nonostante il resto – nelle ossa
    il dolore cosciente che tutto è
    impermanente,
    è questa la tentazione radice
    di ogni tentazione, la caduta
    di cui han sapore tutte le cadute:
    e nell’oro si annida il morso
    del re dei re serpenti.
    Poter mangiare come pane morbido
    le stanze da ben altri attraversate
    – alla stessa musica, precisamente
    quella udita dalle orecchie morte
    piene di terra e ormai dimenticate –
    e sentire nella sera
    carica di grilli
    questo amaro e questa
    tentazione
    in cui il pennello,
    la mano dell’orefice, il piede
    che danza, il ventaglio e la cura
    che accesero i giardini si profusero
    e intesero anch’esse
    scongiurar quel dolore, allontanarlo
    e vane dimostratesi.
    Una pena che io conosco
    a cui rivolgo una preghiera
    mentre declino il capo
    lungo il dorso e la mano.

    [Rocchetta Mattei, ultimo giorno di festa]

  • Haiku 020524


    Dentro le nubi,
    (perché stupirmi?)
    c'è luce nuova.


  • Samsara


    Come quella corona, eterna...

    che pare un cubo, traslucido nell'aria
    perché distanza e cielo ingannano
    e non sempre serban fedeltà
    d'immagine a sostanza. Ma al potere
    al potere essi stanno
    in perpendicolo,
    rapaci minacciosi,
    come quelli custoditi in una torre
    angolare, così tale geometria
    è custode e mi conferma
    la simmetrica ruota del Samsara
    che fende il sole
    e abbaglia come in lampi.

    E ruota ruota,
    e ruota con implacabile
    inesausta durezza, si rivolge.

    Il divenire, il tempo,
    sudore acido sui bronzi,
    polvere che intasa i propilei,
    ma anche nel disfarsi chi la vede
    meglio di altri ancora?
    Vi è chi ne coglie,
    potenza di potenza
    frantumata
    e tornata.

    Triade frantumata
    che sempre dentro sé stessa
    riconduce
    anche per l'Avatar che ne sta
    fuori?



  • KY

    [Una poesia di un anno fa, esatto]


    Eiaculavano, idealmente
    nelle braghette
    tutti,
    da Richard Gere in pellicola
    alla più piccola comune agricola
    che sventolava bandiere tibetane
    rubate alla Montagna
    e oggi gettate nel letame.
    La tibet-moda per trent'anni
    inarrestata, illuminata,
    il self service dei chakra
    e della compassione,
    andato in vacca (non santa non indù)
    andato in cacca
    con una clip da 30' in stream view.
    Esattamente come in un esperimento
    il sentimento
    fotocopia di tutti quanti
    sclerano
    adesso
    e ruggiscono come bestie
    intasate di rabbia
    col un bello stronzo
    (morale)
    devo dirlo, nella strozza
    in fila al mattatoio:
    sgozza e sgozza
    e sgozza
    chi prima infioravi di Osanna:
    è un portento.
    Mai visto un voltafaccia
    così tipico di un mondo
    di immagini e fole
    che non lasciano
    traccia.

    Una calca
    che è Kali Yuga
    immondo.

    [Immagine credits: Dalai Lama and Boy, artist: Rayma]
  • Cartolina 004

    07 aprile 2024

    L'equazione è tutta qua:
    quanto è medievale
    la contemporaneità?

    [Ruderi del Castello di Castel di Casio, mastio principale]

  • Sonno d’Aprile (Torre II)

    Mi sono sentito affondare
    con gratitudine incrollabile
    nell’antico e nel nobile
    sottostante suolo, come una quercia
    radicata, un campanile, una vetusta
    torre, un dolmen.
    Poche volte mi sono addormentato
    così bene,
    e così libero: che mi è parso
    di respirare senza aria,
    come un pesce
    in un’acqua rinnovata e insieme
    nota,
    senza alcun debito,
    interesse o rimorso.
    Nell’assoluta gloria
    di ciò che è seppellito
    da tempo.

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