dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • A ML

    Per il Sensei Maurizio.

    Crepita il fuoco docilmente, eppure è saldo:
    dà questo a chi siede allo sportello
    della stufa che s'arroventa, ora. Il té
    del suo piccolo mare d'ambra è lieto
    e lo ringrazio, io devo ringraziare
    coloro che sono come il fuoco
    e questo té a cui somiglian
    tanto. Presenti
    anche se li trascuri. Anche se dormi
    le spezie copriranno di profumi
    la notte che congela, e la miscela
    farà da scorta a braci ancora rosse
    nel chiarore dell'alba.
    Se troverai il nuovo giorno
    forte, sicuro
    nelle ceneri calde, tu saprai
    che tocca a te restituire tutto
    perché la fiamma torni a rischiarare
    ogni angolo buio.

    Quando d'estate
    la luce della Torre mi ricorda
    il debito che ebbi nella gioia
    dai giorni mai sprecati ad ascoltare
    i grilli, i diecimila insetti persi nel sole,
    esausto pur'io di giovinezza e giochi,
    nei campi con le macchine del fieno
    in mezzo alle montagne dei miei avi:
    riconosco che neanche di un passo
    avrei potuto muovermi, e pur senza spostarmi
    ho preso da costoro quanto è vivo
    in me e mi fa libero.
    Come queste persone è il ferro
    delle caldere nei bivacchi sparpagliati
    di certe steppe che posso immaginare
    e fredde e sterminate, ma toccate
    dai falò dei cosacchi, che si spargono
    al seguito del monaco, del lama
    e del pastore: ferro che si espande
    e si raffredda, e, muovendo, serve
    tante durezze e così tanta pena
    ma fa che nel deserto ci sia il riso,
    e chi ne mangia ascolti le lontane
    belve minaccia e lotta
    per il cuore
    splendente
    di un bivacco.

    Unica cosa che mi lega agli uomini
    mentre sto fuori, insieme con le bestie.

  • Cartolina 003

    Visto dalle nuvole
    forse anche il marmo potrebbe sembrar sogno.

  • Cartolina 002

    10 marzo 2024

    Modena, Wiligelmo sculture della facciata XII secolo. Storie della Genesi.

  • Cartolina 001

    Cartoline. Un’idea nata da molte foto proprie nell’HD e la poesia. Cartoline con foto e poesie originali da mandare agli amici, settimanalmente. La Cartolina di Domenica 03 marzo 2028 [Foto: Palazzo di Montasico, un palazzo fortificato del XIII-XV secolo delle colline della valle del Venola – Appennino Bolognese] col suo testo:

    «Ho deciso di mandare ai miei amici un pensiero, una “cartolina” settimanale.
    Se non vi interessa scrivetemi/messaggiatemi e non vi disturberò più. Ma se volete condividere con me alcune belle cose che ho incontrato nei miei giorni, con una breve poesia, immagini e parole originali tutte mie, spero che questa cartolina non sia un disturbo, ma un piccolo piacere e un modo per dirVi che Furio si ricorda di voi con riconoscenza.

    Buona settimana.»

  • Io, che non sopporto il basket



    Io, che preferirei fissare una merda
    di cane squagliarsi sull'asfalto,
    che una partita di Basket, non sia...
    offesa: grandi sportivi, eroi della carne
    e dell'osso che guizza, rispetto assoluto
    ma questo è l'effetto.
    Almeno per me, chiedo scusa,
    una volta ancora a voi cestisti.
    Io che proprio non mi ritrovavo neanche
    da ragazzo sotto al vimini
    (ora di Ginnastica per me uno dei tanti
    crimini
    che la scuola mi fece)
    e anche allora, più giovane e guizzante
    ne avevo rece,
    vi chiedo scusa per il mio passato.
    Ma non chiedo scusa neanche a voi
    Irlandesi della nazionale,
    perché se portate l'odio e la politica sul campo,
    meglio tirarci
    letame di maiale.
    A voi non chiedo scusa, fate schifo.
    E sul serio, non sia doppiopesismo in me:
    se è per lo schacchista vergognarsi e capestro
    lo è anche per chi non perdona
    sotto a un canestro.

  • Mattina

    Si esaurisce, o un filo ne resta
    che non può bastare alla stagione
    e alle sue ubbie, fibre
    orientate al modo che potrebbe
    solo la paglia in un tornado, refolo
    d'acqua
    e ossigeno per pesci
    moribondi - ma sono in armonia
    nell'accettare l'ora!
    Il té è caldo
    e fuori tutto sembra conforme.
    Nella tazza, qualcosa
    che pare una corteccia
    rossa.
  • Poesia per Gisella

    La gatta che era presso l’Infermeria dell’Oasi Felina di Pianoro (BO)

    Sono partita fra i lampi
    dei flaconi, nel pacifico
    mare ospitato dalle fiale,
    nel tintinnio delle porte
    delle gabbie:
    uniche gabbie in cui si è chiusi
    per amore
    e difesa.
    Sono uscita attraverso la morbida
    bambagia delle garze,
    senza offesa: io sono Athena Medica
    e un gatto
    insieme.

    Sono uscita,
    ma non da voi
    sappiate:
    tenete fermo questo
    come un fatto.
    Il mio battito,
    il vibrato vivo del pelo
    e della coda,
    resterà attento
    al vostro fianco ancora.
    Lo udrete, quando più
    sarete soli nei momenti
    di stanchezza,
    quando spegnerete la luce.
    Mi udrete, ancora
    forte e viva
    nel respiro rappacificato,
    sicuro
    degli animali
    nell’infermeria.

    Io sono Athena Medica,
    io sono un gatto.

  • Bozza di poesia

    Una bozza, parte di poesia.

    C’è in quanto vedo, in tutti questi oggetti
    e sparpagliate cose, una carità quieta,
    mite, quasi si potessero sfiorare
    le prospettive delle vie, le case, la fila
    di palazzi, simili a bambini grossi,
    impacciati che s’affacciano all’età
    adulta e meno generosa, poco più ostile
    ma temperata dal sole della forza
    che i muscoli, le gambe i petti, e delle braccia
    è l’orgoglio dai venti ai trenta anni.
    La stessa imbarazzata forza mi trasmette
    questo chiarore dei giorni, la domenica
    assonnata fra campagna e strade,
    l’orlo sporco delle massicciate
    ferroviarie, i pilastrini e casse di controllo
    come monaci grigi, allineati anch’essi
    per prendere quell’occulto treno
    che segue i pendolari, le carrozze
    fradice di guazza, di brina o di nebbiume
    da lavandare che non ci sono più.

  • Facebook censura, qui parlo io!

    Facebook mi ha censurato e rimosso il seguente post. Per ovvie ragioni politiche. In fin dei conti siamo in una democrazia ove ognuno è libero di stimare ufficiali di eserciti con cui oltretutto NON siamo in guerra… no? La Costituzione… no?

    Comunque ripropongo qui integralmente il post e linkerò da FB.

    Essere un vero uomo e un vero eroe è la cosa più dura e difficile da conseguire nella vita. Riconoscerne uno è leggermente meno difficile, specie in vita o quando la persona in questione è appena morta. Ma a volte il caso aiuta. Basta ascoltare la razzumaglia: se parla male di qualcuno quasi sicuramente costui è un uomo integro, onorevole e giusto.

    Al Generale Qasem Soleimani, martire e eroe, che difese la Siria e il suo popolo dall’ISIS, nel giorno della sua scomparsa.

  • Io che faccio schifo a scacchi…

    Chiedo perdono tre volte. Meno una.
    Io che faccio schifo a scacchi,
    per questo chiedo perdono. Non sono capace
    di migliorare in ciò che amo,
    più volte che meno.
    Io che parlo di me in una poesia:
    dovrei limitarmi, o tacere, più del dovuto
    l'egocentrismo è una brutta poesia.
    Io che faccio schifo a scacchi
    faccio schifo nella media e in finale
    partita.
    E queste sono le due cose per cui
    mi inginocchio volentieri per te,
    lettore.
    Ma ho sempre stretto la mano o salutato
    durante un incontro
    a scacchi
    nel kendo
    nella vita,
    non lo farei solo con un politico, sempre
    e un giornalista, in genere.
    Ma a un avversario di gioco e arte
    sempre devi stringere la mano,
    altrimenti, 32 volte nero e 32 volte bianco
    per 64 maledette caselle
    dentro le quali solo è lecito odiarsi,
    in gioco,
    tu
    Jan-Krzysztof Duda
    dimostri al mondo
    che non sei un Gran Maestro,
    ma solo un piccolo squallido str...
    (assonanza con mondo)
    e per questa terza cosa
    Jan-Krzysztof Duda
    non chiederò scusa.
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