Per il Sensei Maurizio.
Crepita il fuoco docilmente, eppure è saldo:
dà questo a chi siede allo sportello
della stufa che s'arroventa, ora. Il té
del suo piccolo mare d'ambra è lieto
e lo ringrazio, io devo ringraziare
coloro che sono come il fuoco
e questo té a cui somiglian
tanto. Presenti
anche se li trascuri. Anche se dormi
le spezie copriranno di profumi
la notte che congela, e la miscela
farà da scorta a braci ancora rosse
nel chiarore dell'alba.
Se troverai il nuovo giorno
forte, sicuro
nelle ceneri calde, tu saprai
che tocca a te restituire tutto
perché la fiamma torni a rischiarare
ogni angolo buio.
Quando d'estate
la luce della Torre mi ricorda
il debito che ebbi nella gioia
dai giorni mai sprecati ad ascoltare
i grilli, i diecimila insetti persi nel sole,
esausto pur'io di giovinezza e giochi,
nei campi con le macchine del fieno
in mezzo alle montagne dei miei avi:
riconosco che neanche di un passo
avrei potuto muovermi, e pur senza spostarmi
ho preso da costoro quanto è vivo
in me e mi fa libero.
Come queste persone è il ferro
delle caldere nei bivacchi sparpagliati
di certe steppe che posso immaginare
e fredde e sterminate, ma toccate
dai falò dei cosacchi, che si spargono
al seguito del monaco, del lama
e del pastore: ferro che si espande
e si raffredda, e, muovendo, serve
tante durezze e così tanta pena
ma fa che nel deserto ci sia il riso,
e chi ne mangia ascolti le lontane
belve minaccia e lotta
per il cuore
splendente
di un bivacco.
Unica cosa che mi lega agli uomini
mentre sto fuori, insieme con le bestie.









