Ho scritto altri libri di poesie, recensiti, ma ricorderò per sempre Recensionelibro.it per la mia prima intervista come poeta! Grazie di cuore. Non potevo non contraccambiare con la poesia che leggerete in fondo all’intervista.
Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]
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Ho scritto altri libri di poesie, recensiti, ma ricorderò per sempre Recensionelibro.it per la mia prima intervista come poeta! Grazie di cuore. Non potevo non contraccambiare con la poesia che leggerete in fondo all’intervista.
La scorsa Domenica sera, dalle 17:00 alle 19:00 circa, a Asti, presso un suggestivo ambiente – lo spazio della Asti Art Gallery -, si è provato un tentativo generoso e onesto di vivificare il ruolo dell’arte e degli artisti. Va da sé che innanzi tutto ringrazio di cuore gli animatori e la Giuria del I Premio Città di Asti, e l’Editore Letteratura Alternativa per la bella notizia che in queste righe mi pregio di dare.
Prima però vorrei condividere non solo la gratitudine, naturale e mai scontata, per l’evento, ma una riflessione specifica che spero non annoi troppo i miei lettori affezionati.
In giro vedo troppa tecnica e poca arte.
Anche se, si badi, sono convinto che nel cuore di un generoso sessanta per cento dei creativi coinvolti l’arte non solo esista ma attenda ancora di rivelarsi con prepotenza; quindi non è una critica spietata verso i singoli, quanto verso l’atteggiamento che per comodità si diffonde in gran copia fra gli artisti e purtroppo spesso inconsapevolmente in chi produce opere d’ingegno e tecnica. Anche il pubblico se la gioca con una sua cospicua parte di responsabilità.
La colpa a mio parere sta nel medium che è anche il messaggio: i social. Vedo dozzine di disegni/illustrazioni per esempio tecnicamente avanzate ma prive di “disegno” nel senso intenzionale del termine, cioè di analisi, critica, visione e volontà. Ci sono in giro troppi disegni-meme che replicano i tormentoni sfornati dall’industria dei media e ben poche opere originali (a parte lo scenario delle strip comiche, ancora vitale e significativo) e che a ogni modo, sotto qualsiasi categoria cadano, rappresentino consapevolmente una vera – nonché soprattutto autonoma e disallineata -, riflessione sull’universo. Parto necessariamente dall’ambito figurativo e non letterario perché in esso si manifesta più sensibilmente e brutalmente quell’infezione del citazionismo per tormentoni, ossia i film d’animazione o le serie streaming più popolari rivangati in opere spesso tecnicamente solide ma in gran parte prive di anima e sincerità o anche solo di un sia pur ingenuo finalismo.
Per la scrittura e, se volete, la letteratura pure, credo che il discorso sia vero collocando al posto dei “tormentoni” mediatici generi e tematiche. Forse nella scrittura è meno intenso l’angoscioso senso di essere bombardati da diecimila ininfluenti versioni della stessa immagine o immaginario, dato che serve assai più tempo per “fruire” o “digerire” un’opera. Tuttavia ho l’impressione che anche qui troppi artisti mettano a tacere il proprio “daimon” per orientarsi su filoni/generi/strutture collaudate ma anche troppo commerciali.
Sbaglierò?
Ditemelo nei commenti se preferite.
Chiudo festeggiando per il 5° posto classificato in quanto finalista in una rosa di sei autori su duecento e passa candidati complessivi, con *Akamon. La Porta Rossa* Le Mezzelane 2019 al I Premio Letterario Città di Asti.
Dalla Torre è tutto. E grazie di cuore a chi mi segue e sempre sostiene.
Una stufa intera, per samovar, la gratitudine lievita e ogni tristezza lo abbandona. Così parla alla neve, con la moltitudine santa di ogni fiocco dialoga: il rosso (ha appeso un'icona comprata quand'era ragazzo, un San Giorgio) solennizza la mattina: un silenzio che uccide ogni miseria nel suo deserto. Come sono lontani, ora, tutti coloro. Scoprirsi eremita senza carità che per le nuvole, la gioia!
Quarta poesia dell’anno
Eravamo in due. Io e l'albero Abies Nordmanniana (detto anche "del Caucaso", origine di noi) con ciuffi così densi da somigliare a spazzole, e tanto verdi, così verdi che la mia nostalgia vi restava impigliata. L'acqua sversava dal vaso preoccupandomi per le assi del parquet. È allora giunto un amico, che disperavo - (devo qui essere sincero al massimo) -, di reincontrare. Questo conferma che le meraviglie nuove mi son destinate è che i regali non marciscono con la stagione e il lunario: sotto l'abete della fine delle feste ho ritrovato lo straordinario. Il mio amico ha capito e ha strofinato i baffi, per la gioia, sui rami.


La terza alba, la corrispondente notte dell'anno: - Dài, prova a farti i saturnali con numeri eguali, con le stesse briciole di cui non distingui più l'origine, e cosa le componga. I vestiti ormai si somigliano tutti e a chi è misero nessuno o quasi più formula accuse. Sono solo gli acciacchi che dimostrano la somma di ogni settimana: il mese si compone delle sillabe sabbatiche e un dio incosciente ci si ammala e degenera. Solo la speranza emerge, una vernice vecchia: è per le ferite inflitte ai mobili che pare bella, tornata a lustro fra gli strati sbucciati delle tinte. La lacca scrostata svela anche lei un mite arabesco di fibre. Il legno non mente, per quanto maltrattato. È il metallo che sembra fresco ancora se non arrugginisce.
by
Come un polmone, espande, si contrae, la rete delle stelle mobili così il tremolio delle meduse addormentate in oceani limpidi appena violati dalle prue degli uomini: anche questa oscillazione dei tessuti, dell'aria, delle palpebre ha parte nel meccanismo innato di cui ogni giorno è impastato. Un passare di chiaroscuri sulla pelle degli ultimi leopardi.


Occasione dei suoi occhi,
del suo interno morente
e nella retina luminescente
l'addio col trauma: cervo
maschio
120 chili di bestia
(forse, non vado a caccia
quindi non so stimare la carne
ammazzata): testimonio,
quasi biblicamente,
il dimenarsi
del tizio, che per caso ascolto
- blatera, sacramenta, si agita, chiede...
(la sua faccia ha lo stesso
grigiore della pelle abrasa
e delle contusioni sul pelo)
...invano, chiede la pietá
che non ha avuto in velocitá -
ma è la tua immobilitá
che ascolto, solo essa, Cervo.
Una pozza di sangue
ti esce dal culo.
Non so se stai ancora crepando
Cervo
e implori una carezza che ti lasci all'Erebo
almeno un'impressione e un viatico
più caldi del vapore mulinante
del tizio, del suo fiato
e del suo radiatore
sfasciato; o se invece sei
giá un grumo di carne
che freddata ha giá lasciato
i coiti,
i suoni, le impressioni
e i sensi,
le mammelle di tua madre
e la guazza del bosco.
Un disgregato
Ex Bambi
Ex cucciolo
Ex tenero animaletto
Disneyano
(ecco in parodia salmodio
il Libro Tibetano
dei Morti.
Arrivano i pompieri.
Il tizio è ancora a balbettare,
insipido. E io penso che
forse
potevo tentarla, quella,
maledetta carezza.
Mentre metto le frecce,
devio e lascio
la tua tragedia,
Cervo.

Dire di no, e essere felici
poi, un’arte che mi fu pedagogia mancata.
All’incertezza delle ossa
il solo dono vero che possa darmi,
umano attraversando malebolge e melme che niente
cedono all’uomo.
Se non l’ipocrisia del buono
il suono bugiardo
di un tuono
che si svela petardo.
Come voglio vivere da adesso.
Niente mai più dovrá essere
lo stesso.
Lì cede la facciata, l'etichetta. Seguono il feretro, passo lento e tetro. La Padrona davanti, i servi dietro. Denunciano ciò che sono, senza fretta: al Funerale dell'Elisabetta.
