dionisodromopoesia

Ho tempeste di cotone e nuvole d'acciaio, terra color pavone fra i versi. [furio detti]

  • La mia prima intervista!

    Ho scritto altri libri di poesie, recensiti, ma ricorderò per sempre Recensionelibro.it per la mia prima intervista come poeta! Grazie di cuore. Non potevo non contraccambiare con la poesia che leggerete in fondo all’intervista.

  • Sulla “Gazzetta di Lucca”, la “Voce di Lucca” e “Lucca in Diretta”

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    Carissimi amici di DionisodromoPoesia, siamo lietissimi di comunicarvi che i tre organi di informazione online lucchesi, la “Gazzetta di Lucca”, la “Voce di Lucca” e “Lucca in Diretta” parlano di Furio Detti e del suo ultimo lavoro poetico, Controcanzoniere. Edito da Amarganta Edizioni.

    Ebbene sì, l’ultima silloge poetica di Furio DETTI sarà presentata con l’intervento del Maestro attore, regista e perfomer Federico BARSANTI (Piccolo Teatro Sperimentale – Versilia, link in calce) a LUCCA il 18 febbraio prossimo, alle ore 17:00 presso la centralissima Libreria UBIK di Via Fillungo.

    NEWS

    https://lucca.ubiklibri.it/home.html

  • Finalista

    La scorsa Domenica sera, dalle 17:00 alle 19:00 circa, a Asti, presso un suggestivo ambiente – lo spazio della Asti Art Gallery -, si è provato un tentativo generoso e onesto di vivificare il ruolo dell’arte e degli artisti. Va da sé che innanzi tutto ringrazio di cuore gli animatori e la Giuria del I Premio Città di Asti, e l’Editore Letteratura Alternativa per la bella notizia che in queste righe mi pregio di dare.

    Prima però vorrei condividere non solo la gratitudine, naturale e mai scontata, per l’evento, ma una riflessione specifica che spero non annoi troppo i miei lettori affezionati.

    In giro vedo troppa tecnica e poca arte. 

    Anche se, si badi, sono convinto che nel cuore di un generoso sessanta per cento dei creativi coinvolti l’arte non solo esista ma attenda ancora di rivelarsi con prepotenza; quindi non è una critica spietata verso i singoli, quanto verso l’atteggiamento che per comodità si diffonde in gran copia fra gli artisti e purtroppo spesso inconsapevolmente in chi produce opere d’ingegno e tecnica. Anche il pubblico se la gioca con una sua cospicua parte di responsabilità.

    La colpa a mio parere sta nel medium che è anche il messaggio: i social. Vedo dozzine di disegni/illustrazioni per esempio tecnicamente avanzate ma prive di “disegno” nel senso intenzionale del termine, cioè di analisi, critica, visione e volontà. Ci sono in giro troppi disegni-meme che replicano i tormentoni sfornati dall’industria dei media e ben poche opere originali (a parte lo scenario delle strip comiche, ancora vitale e significativo) e che a ogni modo, sotto qualsiasi categoria cadano, rappresentino consapevolmente una vera – nonché soprattutto autonoma e disallineata -, riflessione sull’universo. Parto necessariamente dall’ambito figurativo e non letterario perché in esso si manifesta più sensibilmente e brutalmente quell’infezione del citazionismo per tormentoni, ossia i film d’animazione o le serie streaming più popolari rivangati in opere spesso tecnicamente solide ma in gran parte prive di anima e sincerità o anche solo di un sia pur ingenuo finalismo.

    Per la scrittura e, se volete, la letteratura pure, credo che il discorso sia vero collocando al posto dei “tormentoni” mediatici generi e tematiche. Forse nella scrittura è meno intenso l’angoscioso senso di essere bombardati da diecimila ininfluenti versioni della stessa immagine o immaginario, dato che serve assai più tempo per “fruire” o “digerire” un’opera. Tuttavia ho l’impressione che anche qui troppi artisti mettano a tacere il proprio “daimon” per orientarsi su filoni/generi/strutture collaudate ma anche troppo commerciali.

    Sbaglierò?
    Ditemelo nei commenti se preferite. 

    Chiudo festeggiando per il 5° posto classificato in quanto finalista in una rosa di sei autori su duecento e passa candidati complessivi, con *Akamon. La Porta Rossa* Le Mezzelane 2019 al I Premio Letterario Città di Asti.

    Dalla Torre è tutto. E grazie di cuore a chi mi segue e sempre sostiene.

  • Egli I

    Una stufa intera, per samovar,
    la gratitudine lievita e ogni tristezza
    lo abbandona.
    Così parla alla neve,
    con la moltitudine
    santa di ogni fiocco
    dialoga: il rosso
    (ha appeso un'icona
    comprata quand'era ragazzo,
    un San Giorgio)
    solennizza la mattina:
    un silenzio che uccide
    ogni miseria
    nel suo deserto.
    Come sono lontani, ora,
    tutti coloro. Scoprirsi eremita
    senza carità
    che per le nuvole,
    la gioia!
    
  • Regalo

    Quarta poesia dell’anno

    Eravamo in due. Io e l'albero
    Abies Nordmanniana
    (detto anche "del Caucaso", 
    origine di noi)
    con ciuffi così densi da
    somigliare a spazzole, 
    e tanto verdi, così verdi
    che la mia nostalgia vi restava
    impigliata. 
    L'acqua sversava dal vaso
    preoccupandomi per le assi
    del parquet. È allora giunto
    un amico, che disperavo
    - (devo qui essere sincero al massimo) -,
    di reincontrare. 
    Questo conferma che le meraviglie
    nuove mi son destinate
    è che i regali non marciscono
    con la stagione e il lunario:
    sotto l'abete della fine delle feste
    ho ritrovato
    lo straordinario.
    Il mio amico ha capito
    e ha strofinato i baffi,
    per la gioia,
    sui rami.
    
  • Tre

    Photo by Josh Sorenson on Pexels.com
    La terza alba, la corrispondente
    notte dell'anno: - Dài, prova a farti 
    i saturnali
    con numeri eguali, con le stesse
    briciole di cui non distingui
    più l'origine,
    e cosa le componga. 
    I vestiti ormai
    si somigliano tutti e a chi è misero
    nessuno o quasi più formula accuse.
    Sono solo gli acciacchi che dimostrano
    la somma di ogni settimana:
    il mese si compone delle sillabe
    sabbatiche e un dio incosciente
    ci si ammala e degenera.
    Solo la speranza emerge,
    una vernice vecchia:
    è per le ferite inflitte ai mobili
    che pare bella, tornata a lustro
    fra gli strati sbucciati
    delle tinte. La lacca scrostata
    svela anche lei un mite
    arabesco di fibre.
    Il legno non mente, per quanto
    maltrattato. È il metallo
    che sembra fresco ancora
    se non arrugginisce.
  • Poesia dell’ultimo giorno dell’Anno

    by

    Come un polmone, espande,
    si contrae, la rete delle stelle mobili
    così il tremolio delle meduse addormentate
    in oceani limpidi appena violati
    dalle prue degli uomini:
    anche questa oscillazione
    dei tessuti, dell'aria, delle palpebre
    ha parte nel meccanismo innato
    di cui ogni giorno
    è impastato. Un passare
    di chiaroscuri
    sulla pelle degli ultimi
    leopardi.
    
  • PORRETTANA SERA 28 DICEMBRE


    Occasione dei suoi occhi,
    del suo interno morente
    e nella retina luminescente
    l'addio col trauma: cervo
    maschio
    120 chili di bestia
    (forse, non vado a caccia
    quindi non so stimare la carne
    ammazzata): testimonio,
    quasi biblicamente,
    il dimenarsi
    del tizio, che per caso ascolto
    - blatera, sacramenta, si agita, chiede...
    (la sua faccia ha lo stesso
    grigiore della pelle abrasa
    e delle contusioni sul pelo)
    ...invano, chiede la pietá
    che non ha avuto in velocitá -
    ma è la tua immobilitá
    che ascolto, solo essa, Cervo.
    Una pozza di sangue
    ti esce dal culo.
    Non so se stai ancora crepando
    Cervo
    e implori una carezza che ti lasci all'Erebo
    almeno un'impressione e un viatico
    più caldi del vapore mulinante
    del tizio, del suo fiato
    e del suo radiatore
    sfasciato; o se invece sei
    giá un grumo di carne
    che freddata ha giá lasciato
    i coiti,
    i suoni, le impressioni
    e i sensi,
    le mammelle di tua madre
    e la guazza del bosco.
    Un disgregato
    Ex Bambi
    Ex cucciolo
    Ex tenero animaletto
    Disneyano
    (ecco in parodia salmodio
    il Libro Tibetano
    dei Morti.
    Arrivano i pompieri.
    Il tizio è ancora a balbettare,
    insipido. E io penso che
    forse
    potevo tentarla, quella,
    maledetta carezza.
    Mentre metto le frecce,
    devio e lascio
    la tua tragedia,
    Cervo.


  • Malebolge50

    Dire di no, e essere felici
    poi, un’arte che mi fu pedagogia mancata.

    All’incertezza delle ossa
    il solo dono vero che possa darmi,
    umano attraversando malebolge e melme che niente
    cedono all’uomo.
    Se non l’ipocrisia del buono
    il suono bugiardo
    di un tuono
    che si svela petardo.

    Come voglio vivere da adesso.
    Niente mai più dovrá essere
    lo stesso.

  • Il Funerale

    Lì cede la facciata, l'etichetta.
    Seguono il feretro, passo lento e tetro.
    La Padrona davanti, i servi dietro.
    Denunciano ciò che sono, senza fretta:
    al Funerale dell'Elisabetta.
    
    
    …pianto…
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